Di felicità e paura. E di un nuovo coinquilino nella tua vita.

Ciao.

Sei molto piccolo. Ma così piccolo che non riesco a crederci. Il fatto che poi eri dentro di me è sconvolgente. Stavi lì, con le tue manine minuscole a nuotare nella mia pancia. Il mio corpo era tutto il tuo mondo. E ora che sei fuori anche non è che i tuoi orizzonti si siano allargati di tanto. A quanto pare, sembra che senza di me tu non possa fare niente. Intendo letteralmente niente. Non puoi bere, mangiare, lavarti i denti che in realtà ancora non hai. E per fortuna, aggiungerei, perché mangi attaccato a me. Per ora, ma non durerà molto perché non sono fatta per questa storia di allattare. E sai che dirtelo mi fa sentire in colpa. Eppure tu continui a guardarmi con quello sguardo innamorato. Invece il resto del mondo disapprova. Perché dobbiamo tutte essere uguali, tutte volere allattare.

Ma io non ce la faccio più. Perdonami, il fatto è che tua sorella è gelosa, che non dormo da settimane e che davvero non ho più energie. Questo caldo mi sta uccidendo e tu sei nato in questo mese di fuoco. Ma a te sembra che non importi più di tanto. Tu continui a guardarmi con gli occhi grandi. Si vede che sei curioso. Mi sembra che tu voglia stare con me anche se il latte te lo do con il biberon. Mi pare che tu sia felice di strofinarti sulla mia pancia come il cucciolo di un canguro. E anche a me fa bene. Questo pelle a pelle, è una faccenda animale che in qualche modo mi calma il cuore. E il mio cuore è parecchio confuso in questi giorni. Sono felice ma anche spaventata. Ho paura di non essere la madre che vorresti avere. Ho paura di non farcela. Chissà se tornerò in forma come prima. Anche questo mi fa paura e mi sento in colpa. Di tutto, perché ti pare che penso a tornare in forma quando ci sei tu che sei così piccolo? Ma io ci penso.

Penso anche che vorrei potermi fare la doccia quando mi pare. E invece la devo programmare manco fosse un appuntamento con il papa. Che vorrei dormire tutta una notte di fila e invece me lo posso scordare. Vorrei camminare senza sentirmi una specie di balena ambulante. E se prima tutti intorno erano deliziati dalle dimensioni della pancia, dalla rotondità della gravidanza ora invece ogni cosa vicino a me sembra ricordarmi che devo tornare magra in 24 ore. Persino Barbie, anzi la sua imitazione dire il vero. Comunque, quella secca allampanata è rimasta incinta e le alzi la pancia, levi il bambino, giri lato e ualà: pancia piatta. Ma tu che ne sai. Tu non sai nemmeno chi è Barbie. Tu ancora non sai nemmeno di avere le mani. Tu sai solo che io sono quella che hai sentito parlare nove mesi. L’unica di cui hai riconosciuto l’odore. Tu vivresti appiccicato a me. E sei carino da morire lo ammetto, ma ho la schiena a pezzi e ti chiedo una tregua.

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Ti scrivo questa lettera perché mi voglio ricordare di questi mesi. In cui per 30 grammi di latte in più o in meno può cambiare l’andamento di tutta una giornata. Un pannolino sporco può creare un caso di stato. E perdere un ciuccio per strada, diventa una tragedia. Tutto è relativo e non sono mai stata tanto concentrata solo sul mio mondo come nei primi mesi dopo il parto. Esisti tu. Che prima non esistevi sia chiaro. Ti ho fatto io, in tutti i sensi. E di questo voglio vantarmi certo, perché partorire è decisamente sottovalutato. Siamo delle eroine. Dal nulla facciamo un essere umano. E non solo per la faccenda del parto, che già da sola varrebbe a renderci delle super creature. Ma per questi deliranti mesi che vengono dopo. Questi mesi in cui le emozioni sono montagne russe e a volte quando scendi da una corsa ti senti vuota. Ti senti sola.

Te lo scrivo perché sarai un uomo e voglio che tu sappia quanto rispetto ci vuole per una donna. Spero di saperti insegnare questo, più di ogni altra cosa. Quanta fatica, impegno e dolore affronta una donna per mettere al mondo un bambino. Per crescerlo nei primi mesi, che credimi sono davvero un casino. Tu ora sei lì a sgambettare e guardarmi adorante ma sei anche un gran rompiscatole. Non mi fai dormire, mi hai stravolto il corpo, ti sei preso una nuova stanza di casa e sporchi una quantità di vestiti che non ci si riesce a credere. Eppure ti amo. Sulla fiducia, perché ancora ti conosco poco. Sulla fiducia e spero che me la ricambierai. Per ora ti guardo e sorrido. Anche se sono stanca di una stanchezza che è spaventosa. Ma a te non importa, tu per definizione pensi solo a quello che serve a te. E a te servo io. Quindi ringrazia il cielo di avere un odore favoloso sennò me ne sarei già andata.

 

p.s. ho scritto questa lettera quando Dedo aveva due mesi ma troppi sensi di colpa e alla fine non l’ho pubblicata. Ora eccola qui, con qualche modifica certo. Ho deciso di pubblicarla anche grazie a voi mamme che mi avete scritto e raccontato di come vi siete sentite. Quindi grazie, che siamo tutte delle eroine. Altro che bambola con pancia piatta in un giorno. Noi teniamo i segni di quella pancia, chi più chi meno, e questo ci rende ancora più forti.

 

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