Puericultrice. Tra mito e realtà.

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Chi sono i tuoi maestri?

I miei maestri? I bambini, da loro ho imparato tutto.

La prima volta che ho sentito parlare di puericultrice ho pensato: “ma voi siete matti”. Pensavo si trattasse di una figura inutile, in fondo che ci vuole mai a impostare i ritmi di un neonato? E ora, al secondo figlio che ha da poco fatto nove mesi, posso dire con certezza che mi sbagliavo. Impostare i ritmi di un neonato è un casino. Una delle imprese più difficili che ci siano. Considerando poi che lo facciamo dopo aver partorito. Quindi con l’umore vagamente instabile e sentendoci come se il nostro corpo avesse subito un esproprio, il tutto si complica ancora di più. Certo poi si dimentica o comunque non ci pensiamo più. Ma i primi mesi sono duri. E spesso li affrontiamo da sole. Perché c’è molta paura di chiedere aiuto. Perché non ci si tramanda più di donna in donna tutto il sapere in fatto di post parto e neonato come ai tempi delle nostre nonne. Prima la comunità femminile si stringeva intorno alla neomamma per rivelarle ogni segreto acquisito con fatica. Oggi no. In ospedale mi ricordo che sono venute a trovarmi donne in forma smagliante e guardandomi, sfinita dalla stanchezza e sentendomi un pallone con la sensazione che non sarei mai più tornata come prima, mi hanno detto “certo guarda stai un fiore, il parto naturale è una vera passeggiata.” Ovviamente loro avevano già dimenticato, ormai con bambini di tre anni e ovviamente hanno fatto cesareo. Una volta una mia amica mi ha detto che forse le donne fanno così perché non vogliono ricordare il loro parto, quei primi mesi a casa. Fingono con la nuova neomamma perché fingono con loro stesse. Può darsi, ma secondo me dobbiamo smettere. Dobbiamo raccontarci la verità. Gioie e dolori. Paura e sconforto, perché così faremo sentire capite la mamma accanto noi.

Ecco, qui arriva la puericultrice. E a casa mia è arrivata Clelia Manili. Alfredo era abbastanza buono ma a tre mesi ancora faceva la poppata delle 3 di notte e ho chiamato lei su consiglio di mia cognata. E mi si è aperto un mondo. La famigerata puericultrice ha smesso di essere una figura mitologica ed è diventata realtà. E più parlavo con Clelia e più capivo quanto ne avessi bisogno, io più di Dedo. Avevo bisogno che qualcuno ascoltasse le mille pippe mentali della mamma su reflusso, sonno, rigurgiti, singhiozzo e altre questioni che in quei primi mesi ti monopolizzano l’attenzione e che però sono una rottura di scatole per chi ci sta accanto. Amiche senza figli, amiche con figli ormai grandi, sorelle, mamme e non parliamo di mariti. Perché già con i neonati, l’equilibrio con i mariti è delicato, figurati se gli parli di ogni dettaglio sull’allattamento. Clelia entra a casa della mamma in punta di piedi e le tira fuori il meglio. La aiuta a essere la mamma meravigliosa e in gamba che già è, senza saperlo. Le insegna che il suo bimbo sa esattamente cosa gli serve. Lo devi solo ascoltare. Questo, ti ripete in continuazione. E allora pannolino, sonno, fame, caldo/freddo e coccole smettono di diventare sovrani prepotenti del nostro tempo e diventano una guida. Questi sono i suoi bisogni fondamentali: vanno gestiti e non permettere che gestiscano loro la nuova famiglia. Con “I miei bambini” funziona, e la prima che può farlo insieme a me è la mamma. Clelia è come una psicologa, ti dà gli strumenti ma poi va via. Come Mary Poppins. Sul più bello se ne va. Così come è arrivata se ne va: in punta di piedi e lasciandoti una borsa immaginaria piena di segreti per te e il tuo bambino. Se ne va, perché la puericultrice al terzo mese di vita del bambino non deve stare più in casa, il periodo di assestamento per mamma e bambino è passato e da adesso in poi se la devono cavare da soli. Questo mi ha detto. Certo, li continua a seguire. Risponde alle sue mamme a ogni ora, non sappiamo bene come. Ma ora so il perché. Perché ci crede. Crede nell’importanza di una maternità più moderna, più consapevole. Crede nella fatica di questi primi mesi, nella buona routine e in quelle piccole regole che possono aiutare una mamma a creare la sua nuova famiglia. Crede nelle sue mamme, e le sprona a non annullarsi, e nemmeno a fingere che sia tutto come prima. Le guida, facendole tornare sicure in loro stesse. Le riporta vicino al loro bambino, per recuperare quell’istinto di maternità che in questo mondo stiamo perdendo e che invece è l’unico che ci può realmente aiutare a diventare le mamme che vogliamo essere. Clelia crede e sa, che quell’istinto è l’unico legame tra due mondi diversi ma complementari: il mondo della mamma e il mondo del bambino.

Ora che Dedo è cresciuto un po’, l’ho intervistata per il blog. Perché crediamo tutte e due che le mamme possano cambiare tutto. Perché è una donna e mamma anche lei. Una che dal fallimento di un licenziamento 10 anni fa, si è rimboccata le maniche e si è inventata un lavoro nuovo. E’ diventata puericultrice a domicilio. Portando la sua professionalità nelle case, come ai tempi delle nostre nonne faceva la comunità femminile. Tramanda segreti sul mestiere più difficile del mondo: quello della mamma.

Ultima domanda Clelia, chi sono i tuoi riferimenti, i tuoi “maestri”?

I miei maestri sono i bambini.

 

3 pensieri riguardo “Puericultrice. Tra mito e realtà.

  1. È molto bello… soprattutto descrive bene il senso di smarrimento dei primi mesi, quando torni a casa con questa creaturina e ti chiedi: ‘E ora?’. Mi ha colpito molto il passaggio in cui dici che non c’è più quella tradizione tutta femminile di stringersi intorno alla mamma e al bambino, a tramandarsi esperienza ed insegnamenti: almeno per me non c’è stata. Ricordo che Alessio non poppava abbastanza e due volte a settimana lo portavo in una struttura ospedaliera, dove un’infermiera ci insegnava ad allattare. Una volta le dissi: ‘Signora, potessi la porterei a casa mia!’ Anch’io ho un blog, da poco, e mi piacerebbe poter condividere il tuo articolo; se vuoi dargli un’occhiata ne sarei contenta, lo trovi qui: http://www.mamma4punto0.it, dove l’ultimo carette è zero e non ‘o’. Buona giornata!!

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